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La ‘biblioteca’ del Tempio

Le prime parole di Carlo Anti, indirizzate a Girolamo Vitelli a poche ore dalla scoperta, sono assai chiare: “C’è un po’ di tutto: geroglifico, ieratico, demotico e greco. Una biblioteca”. Allo stesso modo fu descritto anche il primo lotto di materiale comparso sul mercato antiquario all’inizio del 1931, acquistato da Hans O. Lange per la collezione Carlsberg di Copenhagen: “Tempelbibliothek”. La natura dei testi appariva dunque immediatamente evidente anche ad un’osservazione superficiale del materiale, pur nel suo stato deteriorato e frammentario.

Anti non aveva rinvenuto la "biblioteca" nel senso dell’edificio che doveva ospitare i rotoli, ma quelli che dovevano essere i resti del suo contenuto, gettati nelle due cantine al momento della chiusura del tempio: per questa ragione si parla più correttamente di “deposito” della biblioteca del tempio di Soknebtynis (TM ArchID 537). Oltre al materiale librario, vi erano pochissimi documenti in demotico e greco relativi agli affari dei sacerdoti, mentre alcuni pezzi greci di natura amministrativa e fiscale erano probabilmente presenti nel tempio, come si tratterà più avanti, per essere riutilizzati sul verso bianco.

Pochi anni dopo il grande ritrovamento, Giuseppe Botti e Aksel Volten avrebbero scoperto che frammenti degli stessi rotoli si trovavano sia nella collezione fiorentina, sia in quella di Copenhagen: sebbene non vi siano riscontri documentari, è verosimile che il lotto danese fosse stato rinvenuto, poco prima del ritorno di Anti sullo scavo, in qualche locale prossimo alle cantine dell’edificio 32. Frammenti degli stessi rotoli furono rinvenuti negli scavi del 1931 e in quelli successivi anche sparsi per il temenos, e altri lotti più piccoli di materiale, anch’essi rinvenuti in date imprecisate dagli scavatori locali, furono acquistati da numerose altre collezioni.

Considerati insieme, i due nuclei principali, quello fiorentino e quello danese, costituiscono il cuore del cosiddetto “deposito” della biblioteca templare di Tebtynis. Tuttavia il materiale conservato a Firenze riveste un’importanza particolare, poiché è il solo a provenire da uno scavo controllato e documentato, il che fa dei PSI l’unico gruppo di riferimento per l’attribuzione alla biblioteca di ulteriori manoscritti da altre collezioni, sia tramite join diretti di frammenti, sia, con più cautela, per corrispondenze di contenuto. Questa prospettiva archeologica è particolarmente significativa, giacché il ‘deposito’ di Tebtynis costituisce l’unico esempio sostanzialmente conservato del contenuto di una biblioteca templare egiziana. Esso offre una testimonianza incomparabile sulla cultura testuale di un santuario di età romana, e rappresenta il più ampio complesso di testi letterari mai rinvenuto in Egitto.

Secondo le stime più recenti, il totale dei manoscritti che doveva trovarsi nella biblioteca si avvicina ai 500 volumi. Dal punto di vista linguistico e scrittorio, circa il 65% dei testi è scritto in demotico, il 30% in ieratico, e il rimanente 5% da dividersi tra geroglifico e greco; i sacerdoti del tempio padroneggiavano dunque sia l’egiziano sia il greco. La quasi totalità dei papiri è databile, su base paleografica o per criteri interni, al I-II sec. d.C.

Si possono distinguere nel corpus tre grandi gruppi di testi. Un primo insieme è costituito da opere che definiremmo “scientifiche”, generalmente in demotico o greco, tra cui trattati, manuali e tavole di astronomia e astrologia, compendi per l’interpretazione dei sogni e di altre forme di divinazione, testi medici, prontuari matematici e legali. Un secondo gruppo comprende la “narrativa” in demotico, spesso organizzata in ampi cicli a sfondo storico, come quelli dedicati a Inaro, eroe della resistenza egiziana contro gli Assiri, al principe “archeologo” Khaemwaset o al saggio Imhotep, ma anche a sfondo mitologico, come il Mito dell’Occhio del Sole. L’antichissimo genere della letteratura sapienziale è rappresentato dell’Insegnamento del papiro Insinger.

Il gruppo più consistente è tuttavia rappresentato dai testi cultuali, il nucleo fondante della biblioteca, a cui appartiene circa la metà dei manoscritti. Si tratta di opere destinate a trasmettere e sistematizzare la materia sacra e le conoscenze indispensabili all’attività dei sacerdoti. In quest’ambito rientrano testi direttamente funzionali alla pratica cultuale, come i rituali giornalieri per Soknebtynis e altre divinità, quelli volti alla purificazione e protezione del sovrano e del Paese, il manuale del sacerdote di Sekhmet, esperto nella trattazione di veleni e malattie infettive, nonché i complessi cicli liturgici legati ai misteri di resurrezione di Osiri; accanto ad esse si trovano opere di carattere più sistematico, volte a organizzare e conservare il sapere religioso del santuario. Tra queste, il Libro del Tempio, una vasta composizione normativa che descrive la struttura architettonica del santuario, l’organizzazione e i doveri del personale, le procedure rituali; gli Statuti del Tempio, che si occupavano delle questioni di diritto e giurisprudenza dei luoghi sacri; le cosiddette “enciclopedie sacerdotali” o “monografie cultuali”, che organizzano il sapere relativo alla geografia delle singole province attraverso narrazioni eziologiche volte a spiegare toponimi, epiclesi divine, festività e pratiche locali. È verosimile che ne esistessero per ogni nòmo dell’Egitto; uno dei più noti è il cosiddetto Libro del Fayyum. La formazione sacerdotale era inoltre sostenuta da strumenti specifici, come il Grande Onomasticon, un repertorio lessicale che includeva un vero e proprio dizionario geroglifico, corredato da glosse in demotico e antico copto. A questo si affiancavano glossari, liste di titoli librari e copie di testi classici, tra cui le straordinarie copie delle iscrizioni dalle tombe dei nomarchi del Medio Regno ad Assyut, probabilmente utilizzate come modelli di lingua e stile, oltre che di liste di offerte e di astri decani. La biblioteca conservava, inoltre, opere di carattere teologico e speculativo, come il cosiddetto Libro di Thot, composto in forma dialogica tra un allievo e un maestro, e dedicato a questioni di dottrina e iniziazione al sapere sacerdotale e scribale. Molte delle opere erano conservate in più copie, e frammenti di altre copie furono rinvenute negli alloggi dei sacerdoti.

Questo insieme di testi riflette dunque il ruolo della biblioteca templare come luogo di conservazione e trasmissione del sapere necessario al funzionamento del santuario e, idealmente, dell’intero Paese. La loro coerenza interna si manifesta oltre il dato, pur centrale, della provenienza da un contesto unitario, ed è ulteriormente confermata dal confronto con altre fonti relative alle opere elaborate e conservate nelle cosiddette “Case della Vita” dei templi egiziani. È significativo infatti che le stesse categorie testuali, e talvolta anche le stesse opere del “deposito” di Tebtynis ricorrano in altri contesti, come il cosiddetto “immondezzaio (rubbish dump)”, un deposito di rifiuti esterno al lato est del temenos in cui finirono gettati anche numerosi papiri della fase tolemaica del tempio; o i papiri di probabile provenienza templare di Soknopaiou Nesos (Dime) e Elefantina. Pur non trattandosi di contesti bibliotecari paragonabili, queste comparazioni suggeriscono che il patrimonio testuale documentato a Tebtynis fosse rappresentativo per i templi egiziani di età greco-romana.

Infine, un parallelo suggestivo è offerto dalla celebre testimonianza, quasi coeva, di Clemente di Alessandria (150–215 d.C. ca.). In un passo degli Stromata, il teologo descrive una processione di sacerdoti egizi disposti secondo un ordine gerarchico, ciascuno dei quali è responsabile di una parte dei cosiddetti quarantadue “Libri di Hermes”, contenenti la summa della sapienza egizia. Trentasei di essi riguardavano filosofia e religione, sei la medicina, e tutti dovevano essere conosciuti a memoria dai sacerdoti. Tra di essi figurano un libro di inni agli dèi, uno sulle norme della vita del re, quattro libri di astronomia, dieci libri “geroglifici” su cosmografia, geografia, luoghi sacri lungo il corso del Nilo, strumenti in uso nel tempio; e dieci libri “ieratici” relativi a leggi, divinità, rituali, feste, sacrifici, preghiere e preparazione sacerdotale. Pur idealizzata, la testimonianza di Clemente sembra riflettere da vicino la struttura del patrimonio librario di Tebtynis, sia nell’indicazione di argomenti predominanti, sia nella finalità educativa.

Accanto alla ricostruzione del corpus testuale, gli studi sulle pratiche scribali, sulle modalità di produzione, manutenzione e utilizzo dei manoscritti offrono spunti fondamentali per comprendere la vita concreta della biblioteca. Le evidenze materiali suggeriscono che la vita di un manoscritto difficilmente superasse il secolo. Il documento più antico del deposito è probabilmente un manuale legale di fine I secolo a.C., già riparato in antico, mentre il manoscritto più recente sembra risalire all’inizio del III secolo d.C. Le condizioni materiali dei papiri rivelano inoltre alcune trasformazioni nelle pratiche di produzione libraria. In epoca romana, i sacerdoti dovettero probabilmente affrontare una crescente scarsità di papiro. Circa metà dei testi demotici, specialmente le lunghe opere narrative, sono infatti copiati su rotoli di riuso, mentre questo fenomeno riguarda solo poco più del 10% dei testi ieratici. Per i testi sacri, quali sono in genere quelli ieratici, per questioni di purezza rituale si preferiva un supporto non contaminato da scritture precedenti. Questa tendenza è così evidente che fu subito notata da Gilbert Bagnani nella sua lettera alla moglie Stewart il giorno dopo la grande scoperta:

(...) there are a number of Greek literary texts, and a number of the demotic ones have Greek on the back (...) another Greek papyrus is a list of taxes.

La maggior parte dei rotoli riutilizzati conteneva infatti documenti amministrativi e fiscali in greco, ma esistono anche casi di riuso di manoscritti egiziani, probabilmente provenienti dalla stessa biblioteca. Non sono rari neppure rotoli composti da più frammenti assemblati, in veri e propri “patchwork”, oppure testi riparati con inserti di papiro. È possibile che ciò fosse dovuto ai cambiamenti amministrativi seguiti all’annessione dell’Egitto all’Impero romano alla fine del I secolo a.C., quando la produzione del papiro, risorsa strategica per l’amministrazione romana, potrebbe essere stata in parte requisita o rigidamente controllata dall’Impero.

Percentuali di riuso dei rotoli contenenti testi in demotico:



Percentuali di riuso dei rotoli contenenti testi in ieratico:

A oltre novant’anni dalla scoperta del "deposito" della biblioteca templare di Tebtynis, lo studio dei papiri ha compiuto enormi progressi, nonostante le difficoltà legate alla loro frammentazione (il contenuto delle ‘quattro valigie’ è oggi conservato in 300 vetri di manoscritti ricomposti, e più di 500 con migliaia di frammenti da collocare) e alla loro dispersione in numerose collezioni, nonché dalla scarsità di paralleli per molte delle opere. Gli avanzamenti si sono intensificati soprattutto a partire dagli anni Ottanta e Novanta del Novecento, poggiando sulle fondamenta poste dalla pluridecennale collaborazione tra Botti e Volten, che permise l’identificazione e la ricostruzione preliminare di numerosi manoscritti. Oggi il lavoro mira non solo a risolvere le problematiche testuali, ma anche a valorizzare le potenzialità di un corpus unico per importanza e complessità, attraverso una costante collaborazione tra discipline e istituzioni. Con il progredire degli studi, il ‘deposito’ di Tebtynis continua a rivelare quanto resti ancora da ricostruire della ricchezza testuale dell’Egitto greco-romano, documentando l’esistenza, ancora nel III secolo d.C., di una comunità di scribi e lettori in grado di padroneggiare con competenza sistemi scrittori, generi e opere della tradizione faraonica. La loro intensa attività rappresenta una delle ultime fasi della produzione testuale egiziana, e testimonia la persistenza di un patrimonio culturale che, contrariamente a una visione ancora diffusa sull’Egitto di età romana, non mostra segni evidenti di decadenza o abbandono.

 

I manoscritti riutilizzati nella biblioteca: il recto greco dei papiri del "deposito"

Come già menzionato, numerosi papiri egiziani risultano scritti sul verso di papiri documentari greci, in un primo momento gettati via e poi recuperati per esser riutilizzati sulla facciata non occupata. Per il loro valore, i testi egizi hanno immediatamente attirato l’attenzione degli studiosi, mentre il materiale greco ha ricevuto negli anni un interesse solo marginale. Da questa diseguaglianza nasce l’intento, sviluppato nel progetto “Reconstructing Fragmentary Papyri through Human-Machine Interaction”, di analizzare i testi greci del ‘deposito’ ai fini della loro pubblicazione, nonché per elaborare un quadro realistico sul loro numero, tipologia, contenuto e provenienza.

Il materiale greco del ‘deposito’ nella collezione dei PSI può essere bipartito in due gruppi principali:

a) circa 30 testi redatti sul recto di papiri non riutilizzati sul verso: pubblicati in gran numero nel X volume dei PSI, più di 20 costituiscono documenti contrattuali, datati al I e II sec. d.C. In questo gruppo, tuttavia, si inseriscono anche alcuni trattati di medicina (PSI X 1180; PSI inv. 3054 + add. [TM 59149]; PSI inv. 4160 + add. [TM 63596]), alcuni papiri illustrati con immagini di divinità (PSI XV 1450-1452) e alcuni papiri letterari (PSI inv. 4260 r. [Hdt. III 16, 6 - 17, 2]; PSI inv. 4378 r. [comm. ad Hom. Il. III 4141-420, 452-459]).

b) più di 70 testi greci redatti sul recto dei rotoli riutilizzati nel tempio di Soknebtynis, e inventariati nelle serie dei papiri egiziani dell’Istituto Papirologico “G. Vitelli” (PSI inv. D e I). La maggior parte di essi fu riusata sul verso per manoscritti in demotico; di molto inferiori (9 in tutto) quelli riutilizzati per manoscritti in ieratico. A questi si aggiungono 3 testi confluiti nella serie greca, nel corso delle diverse fasi di catalogazione della collezione dei papiri fiorentini. 

 

Questi rotoli riutilizzati sono prevalentemente inediti; elencati di seguito i pochi testimoni pubblicati:

- PSI X 1154 : registro fiscale del gerdiakon e altre tasse (recto); divinazione sothiaca (verso)

- PSI X 1157: testo incerto (recto), documento in demotico (verso)

- PSI XVI 1686: bozza di un processo (recto); PSI XVI 1616: glossario demotico-greco (verso)

SB XX 15023 (P.Carlsb. inv. 53 + PSI inv. I 106): elenco di follatori e tintori con i relativi pagamenti delle tasse (recto); volume illustrato con divinità egiziane in rosso e in nero (verso)

- SB XX 15024 (P.Carlsb. inv. 57 + PSI inv. D 71): elenco di uomini incaricati dal loro ufficio del pagamento della tassa commerciale e di altre tasse (recto); racconto appartenente al ciclo di Inaro (verso)

- P.Sijp. 29 (PSI inv. D 17): conti relativi al foraggio (recto); profezia apocalittica in demotico (verso)

SB XXIV 16697 (PSI inv. D 15 + add.): registro fiscale per la tassa giudaica (recto); racconto sul re Necho Merneith (verso)

 

La recente analisi condotta sui rotoli greci inediti che furono riutilizzati nel Tempio e confluirono nel “deposito” ha consentito di identificarne i contenuti. La tipologia maggiormente rappresentata riguarda la terra e include i registri fiscali su lotti di terra e i registri catastali (27 registri). Seguono immediatamente i registri fiscali di pagamento di tasse pro capite (17 registri), prima tra tutte la tassa di capitazione (laographia). Infine, il materiale del “deposito” comprende 3 registri di contratti, 3 testi astronomici, e 9 testi di natura diversa, non inquadrabili in nessuna delle categorie precedenti; uno di essi, ad es., costituisce un registro di sacerdoti, distinti per tribù di appartenenza (graphé iereon kai cheirismou). La loro provenienza, identificabile su base topografica, onomastica, prosopografica e paleografica, sembrerebbe prevalentemente tebtynita; non mancano, tuttavia, alcuni (seppur pochi) testimoni sicuramente provenienti da Arsinoe, la capitale del Fayyum, o altri villaggi della medesima regione. 

I contenuti dei testi in greco redatti sul recto dei rotoli riutilizzati nel Tempio di Soknebtynis:

 

Bibliografia essenziale

Sui testi egiziani del ‘deposito’ della biblioteca del tempio:

Andorlini, I., La collezione dei papiri demotici dell’Istituto Papirologico «Girolamo Vitelli» a Firenze, in F. Hoffmann, H.J. Thissen (edd.), Res severa verum gaudium. Festschrift für Karl-Theodor Zauzich zum 65. Geburtstag am 8. Juni 2004, Leuven - Paris - Dudley (MA) 2004, pp. 13-26.

Botti, G., I Papiri ieratici e demotici degli scavi italiani di Tebtynis (Comunicazione preliminare), in Atti del IV Congresso Internazionale di Papirologia, Firenze 28 aprile-2 maggio 1935, Milano 1936, pp. 217-223.

Gallazzi, C., I papiri del tempio di Soknebtynis: chi li ha trovati, dove li hanno trovati, in C. Gallazzi (ed.), Tebtynis VI: Scripta varia. Textes hiéroglyphiques, hiératiques, démotiques, araméens, grecs et coptes sur différents supports, Fouilles de l’Institute Français d’Archéologie Orientale (IFAO) du Caire. Rapports préliminaires 78, Cairo 2018, 113-172.

von Lieven, A., Religiöse Texte aus der Tempelbibliothek von Tebtynis – Gattungen und Funktionen, in S. Lippert, M. Schentuleit (edd.), Tebtynis und Soknopaiu Nesos: Leben im römerzeitlichen Fajum. Akten des Internationalen Symposions vom 11. bis 13. Dezember in Sommerhausen bei Würzburg, Wiesbaden 2005, pp. 57-70.

Quack, J. F., Die hieratischen und hieroglyphischen Papyri aus Tebtynis: ein Überblick, in K. Ryholt (ed.), The Carlsberg Papyri 7: Hieratic Texts from the Collection, Copenhagen 2006, pp. 1-7.

Rosati, G., La collezione "egiziana" dei PSI, in G. Bastianini, A. Casanova (edd.), 100 anni di istituzioni fiorentine per la papirologia:1908. Società italiana per la ricerca dei papiri, 1928. Istituto papirologico "G. Vitelli". Atti del Convegno internazionale di studi, Firenze, 12-13 giugno 2008, Firenze 2009, pp. 59-66.

Ryholt, K., On the Contents and Nature of the Tebtunis Temple Library: a Status Report, in S. Lippert, M. Schentuleit (edd.), Tebtynis und Soknopaiou Nesos. Leben im römerzeitlichen Fajum. Akten des Internationalen Symposions vom 11. bis 13. Dezember in Sommerhausen bei Würzburg, Wiesbaden 2005, pp. 141-170.

Ryholt, K., Libraries from Late Period and Graeco-Roman Egypt, c.800 BCE–250 CE, in K. Ryholt, G. Barjamovic (edd.), Libraries before Alexandria: Ancient Near Eastern Traditions, Oxford 2019, pp. 390-472.

Una prima lista di testi greci editi dal “deposito” fu presentata da M. Manfredi in “Dall’archivio del tempio di Soknebtynis”, in M. Manfredi (a cura di), Correzioni e riedizioni di papiri della società italiana, Firenze 1977, p. 38 n. 4. Alcuni aggiornamenti apparvero in C. Salvaterra, “L’amministrazione fiscale in una società multietnica. Un esempio dall’Egitto romano sulla base di P.Carlsberg 421”, in L. Mooren (ed.), Politics, Administration and Society in the Hellenistic and Roman World, Leuven-Paris 2000, p. 313.

Recentemente, la lista è stata cospicuamente aggiornata da F. Maltomini, “I documenti in greco riutilizzati nella biblioteca del tempio di Sobek a Tebtynis: osservazioni preliminari,” in F. Maltomini - S. Russo (eds.), Comunicazioni dell'Istituto Papirologico “G. Vitelli” 15, Firenze 2024, pp. 182 n. 14 e 15.

 

Ultimo aggiornamento

27.03.2026

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