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I protagonisti

Biografia

(Villafranca di Verona, 28 aprile 1889 – Padova, 9 giugno 1961)

Archeologo classico, laureatosi all’Università di Bologna e perfezionatosi alla Scuola Archeologica Italiana di Atene, fu professore di Archeologia all’Università di Padova dal 1922. Prese parte a scavi in Licia, Panfilia e Turchia, e fu assistente direttore nelle missioni a Cirene degli anni 1923-1928. Nel 1928, con la nomina a Direttore della Regia Missione Archeologica Italiana, riorganizzò le missioni all’estero promuovendo la cosiddetta “archeologia d’oltremare” o “archeologia militante”: convinto sostenitore del Partito Fascista, vedeva nella sua disciplina un aspetto della lotta di affermazione culturale e coloniale dell’Italia, specialmente nella riscoperta della “romanità” nei siti del Mediterraneo. “La ricerca archeologica non è semplice ricerca erudita, [...] o preparazione di un movimento turistico”, scriveva, “è alta opera politica.” Subentrando a Breccia nella missione dell’Istituto Papirologico a Tebtynis nel 1929, orientò gli scavi secondo moderni e rigorosi metodi archeologici e topografici, che nel 1931 portarono alla straordinaria scoperta del tempio del dio Soknebtynis. Dopo la nomina a rettore dell’Università di Padova a fine 1932 non poté più dirigere personalmente gli scavi in Egitto, divenendo figura di spicco nel panorama culturale di regime. Come Direttore delle Arti sotto la Repubblica di Salò, si occupò della protezione del patrimonio artistico dai bombardamenti; fu rimosso da tutti gli incarichi alla caduta del regime nel 1943 e poi con l’epurazione del personale universitario fascista, tornando brevemente all’insegnamento solo nel 1959. A partire dagli anni ’90 si è operata una rivisitazione dei suoi contributi scientifici (in particolare l’opera Teatri greci arcaici), anche tramite lo studio della sua ampia documentazione di scavo, che ha messo in luce l’irrisolta complessità del profilo del “rettore in camicia nera”.

Biografia

(Roma, 26 aprile 1900 – Coburg, 10 febbraio 1985)

Di origini italo-canadesi, formatosi in Archeologia classica a Londra e Roma, incontrò Carlo Anti alla Scuola Archeologica Italiana di Atene nel 1921. Dopo gli anni alla Sovrintendenza di Roma, Anti lo chiamò nel 1930 come assistente per la campagna a Tebtynis dell’anno successivo; Bagnani si dedicò dunque allo studio dell’egittologia sotto Alan H. Gardiner. Le sue lettere e i suoi appunti dallo scavo costituiscono una fonte vivida e imprescindibile per la ricostruzione delle vicende a Tebtynis. Dal 1932 anche la moglie Stewart Houston, storica dell’arte e pittrice, lo coadiuvò sul campo. Dal 1933 Anti, divenuto rettore dell’Università di Padova, lasciò di fatto a Bagnani il cantiere di Tebtynis; particolarmente fortunata ma problematica fu la stagione 1934, dove il milanese Achille Vogliano, a cui era stato concesso un settore del sito, rinvenne nella cd. ‘insula dei papiri’ quasi un migliaio di papiri greci, creando forte tensione negli accordi con Girolamo Vitelli. Bagnani diresse e lavorò a campagne di scavo e di documentazione in Egitto con la Missione Archeologica Italiana (Tebtynis, Valle delle Regine, Medinet Madi) fino al 1936, quando lui e Stewart si trasferirono in Canada. Bagnani fu professore all’Università di Toronto, e insieme alla moglie promosse la creazione del dipartimento di Classics all’Università di Trento.

Biografia

(Vanzone con San Carlo, 3 novembre 1889 – Firenze, 27 dicembre 1968)

Allievo di Ernesto Schiaparelli, sotto la sua guida Botti iniziò nel 1921, subito dopo la laurea in Lettere classiche, ad applicarsi alla filologia egiziana e allo studio e riordino della collezione dei papiri del Museo di Torino, che portò avanti per dieci anni a titolo gratuito. Nel 1932 fu scelto da Carlo Anti e Girolamo Vitelli per restaurare, ricomporre e studiare i papiri del “deposito” della biblioteca del tempio di Tebtynis, giunti al Museo Egizio di Firenze. Alternandosi tra i semestri di studio del demotico a Praga e il riordino del Museo fiorentino, tra il 1933 e il 1937 Botti portò a termine il restauro delle migliaia di frammenti, assieme ad Erminia Caudana, e per tutta la vita proseguì l’opera di ricomposizione e studio dei testi, in collaborazione con Aksel Volten dell’Università di Copenhagen, che conserva un vasto lotto di papiri connessi a quelli fiorentini. Fu professore di Egittologia a Firenze, Milano e Roma, pubblicò alcuni dei papiri di Tebtynis, tra cui spicca il lungo rotolo con il Libro del Fayyum (PSI inv. I 71), e numerosi papiri, reperti e intere collezioni in Italia, ma non poté portare a termine l’edizione dei cicli letterari ricostruiti dai papiri di Tebtynis con Volten, in particolare i “romanzi” di Inaro e Petubastis, e dei papiri astrologici. Tra le sue opere principali si ricordano Il giornale della necropoli di Tebe (con Thomas E. Peet), Testi demotici, La glorificazione di Sobk e del Fayyum in un papiro ieratico da Tebtynis, L’archivio demotico da Deir El-Medineh.

Biografia

(Offagna, 18 luglio 1876 – Roma, 28 Luglio 1967)

Dopo essersi laureato in Storia Antica presso l’Università di Roma, approdò giovanissimo in Egitto, rivestendo ruoli di grande responsabilità. Nel 1903 si unì alla Missione Archeologica Italiana diretta da Ernesto Schiaparelli, il quale gli affidò lo scavo di Hermoupolis Magna. In quegli stessi anni entrò in stretto contatto con Girolamo Vitelli, accompagnandolo nei numerosi viaggi in Alto e Basso Egitto per l’acquisto di papiri. Nel 1904 fu scelto come direttore del Museo greco-romano di Alessandria, eseguendo numerosi scavi (ad Alessandria, nel Fayyum, nel Medio Egitto), e facilitando missioni archeologiche e papirologiche italiane. 

Nel 1927 fu nominato delegato in Egitto della Società italiana per la ricerca dei papiri greci e latini in Egitto (che l’anno dopo sarebbe divenuta l’Istituto Papirologico), per la quale diresse gli scavi a Tebtynis (stagione 1928-29) e a Ossirinco.

Nel periodo precedente al 1930/1931, quando fu chiamato dall’Università di Pisa a ricoprire la cattedra di Antichità classiche, pubblicò opere ancora fondamentali Iscrizioni greche e latine (Catalogue Général des Antiquités du Musée d'Alexandrie), Le Caire 1911; Le musée gréco-romain, Bergamo 1925; Le rovine e i monumenti di Canopo. Teadelfia e il tempio di Pneferos (Monuments de l’Egypte gréco-romaine publiés par la Société archéologique d'Alexandrie), Bergamo 1926. 

Nonostante gli impegni accademici, continuò a tornare in Egitto: nel 1934 scavò a el-Hibeh dal 1935 ad Antinoe (el-Sheikh Abadah), per conto dell’Istituto Papirologico. Vi ritornò nel 1936, ma nel gennaio 1937 venne colpito da una grave broncopolmonite che gli impedì di proseguire gli scavi nel 1937-1938, che vennero, così, affidati al suo allievo Sergio Donadoni. 

Dopo essere stato nominato Rettore dell'Università di Pisa nel 1939-1941, scelse di ritirarsi a vita privata dopo la guerra, dedicandosi allo studio e alle pubblicazioni. 

Biografia

(Torino, 6 aprile 1896 – Torino, 5 gennaio 1974)

Sin dal 1910, giovanissima, cominciò a lavorare nel Laboratorio Restauri della Biblioteca Nazionale di Torino, e durante la sua lunga carriera di restauratrice dedicò le sue cure soprattutto a manoscritti e libri. Dal 1929 si occupò di numerosi papiri del Museo Egizio e nel 1937 si recò in Egitto per sovrintendere alla spedizione di materiale delicatissimo. A Torino incontrò Giuseppe Botti, con il quale dal 1935 al 1937 condivise l’impresa del restauro delle migliaia di frammenti da Tebtynis. Prestò la sua opera per diverse collezioni italiane e straniere, in particolare nel 1959 riconsegnò a Firenze, dopo un attento restauro, un lotto di papiri ritrovati ad Antinoupolis nel 1937-1938; la documentazione dell’incarico è conservata all’Archivio Storico del Museo Archeologico di Firenze. Proprio in questa istituzione, dove ripetutamente Caudana fu impegnata, le è stato intitolato nel 2024 un laboratorio di restauro per lo studio diagnostico di tutti gli oggetti conservati al Museo.

La gran parte dei papiri ritrovati da Carlo Anti nelle due cantine a Tebtynis il 10 marzo 1931, tra cui molti di dimensioni ridottissime, fu da lei pazientemente restaurata. I pezzi arrivarono a Firenze ammassati in quattro valigie e numerose scatole, da cui furono ricomposti e in parte messi sotto vetro per permetterne lo studio, che ancora oggi è in corso e continua a beneficiare di quel primo intervento. Nel 1935 il lavoro febbrile di Ermina Caudana rese possibile l’allestimento a tempo di record di 83 vetri che furono esposti in occasione del IV Congresso Internazionale di Papirologia (Firenze, 28 aprile - 2 maggio); tale evento presso il Museo Archeologico resta ad oggi l’unica esposizione organica dei papiri in lingua egiziana del ‘deposito’ del tempio di Tebtynis.

Biografia

(Plzeň, 22 agosto 1898 – Oxford, 19 maggio 1970)

Il celebre egittologo ceco, che dedicò la vita agli studi su Deir el-Medina e allo ieratico e al Neo-egiziano di Nuovo Regno, trova posto, seppur indirettamente, nella storia dei papiri di Tebtynis tramite la sua amicizia con Giuseppe Botti. Ottenuto il dottorato nel 1922, dall’anno successivo al 1928 Černý fu spesso a Torino per trascrivere i papiri da Deir el-Medina, costruendo un legame professionale e personale con Botti che durerà quarantacinque anni. Dal 1925 iniziò gli scavi al villaggio degli operai con Bernard Bruyère (IFAO), e nel maggio 1931 incontrò Carlo Anti; saputo della grande scoperta a Tebtynis, gli raccomandò Botti per la sua esperienza con lo ieratico e i papiri frammentari. Dal 1932, per diversi anni, accolse il collega italiano per i suoi studi a Praga; da allora il loro carteggio permette di seguire i progressi sui testi di Tebtynis, oltre che le scoperte egittologiche di quegli anni e gli eventi, felici e dolorosi, della vita di entrambi. Negli anni 1946-1951 Černý fu docente di Egittologia allo University College di Londra, e dal 1951 fino al pensionamento nel 1956 all’Università di Oxford, oltre ai suoi molti incarichi come visiting professor in Europa e America, alternando il lavoro sul campo a innumerevoli pubblicazioni, in special modo sugli ostraca e papiri ieratici, ma anche sui graffiti nella necropoli tebana, e le iscrizioni del Sinai; la sua opera maggiore, A Community of Workmen at Thebes, uscì postuma nel 1973, e così nel 1975 anche la sua Late Egyptian Grammar (con Sarah I. Groll) e, nel 1976, il Coptic Etymological Dictionary.

Biografia

(Trieste, 26 agosto 1877 – Firenze, 28 luglio 1952)

Nata a Trieste, si trasferì a Firenze nel 1901 per completare la sua formazione universitaria. Ebbe come insegnante Girolamo Vitelli, di cui divenne l’allieva prediletta e con cui collaborò, a partire dal 1906, nello studio dei papiri. Ad essi dedicò tutto il suo impegno di studiosa, condividendo con il maestro le ricerche e le pubblicazioni degli anni seguenti. Continuò a lavorare all’edizione e alla redazione dei Papiri della Società Italiana (PSI) fino ai suoi ultimi giorni, nonostante le difficoltà sperimentate in prima persona a causa delle leggi razziali e della guerra. Dal 1926 ottenne la cattedra di papirologia presso l’Università di Firenze, e dal 1933 alla docenza a Firenze aggiunse quella presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. 

Dal 1926, Medea Norsa viaggiò spesso in Egitto per l’acquisto di papiri, visitando le botteghe degli antiquari, i cantieri di scavo e le collezioni dei musei. La sua missione del 1931, che ebbe luogo dal 14 marzo al 14 aprile, fu organizzata principalmente per valutare e restaurare il cospicuo materiale estratto dalle cantine del Tempio di Tebtynis. Arrivò al Cairo già il 18 marzo, poco più di una settimana dopo la scoperta del ‘deposito’, e si diede da fare per il restauro dei pezzi giunti da Tebtynis qualche giorno prima, senza celare un certo disappunto per la sproporzione fra testi greci ed egiziani. Continuò a lavorare ai papiri da Tebtynis anche negli anni successivi (circa una decina furono pubblicati nei PSI XII e XIII); in particolare riuscì a portare a Firenze anche alcuni pezzi ritrovati durante la campagna del 1934-35, in una fase in cui i rapporti tra l’ambiente fiorentino e Carlo Anti erano divenuti più complessi a causa la presenza di Achille Vogliano sullo scavo e per la conseguente ripartizione dei papiri rinvenuti.

Alla morte di Vitelli nel 1935, Norsa gli succedette nella direzione dell’Istituto Papirologico, che durò fino al 1949.

Biografia

(Santa Croce di Morcone, 27 luglio 1849 – Spotorno, 2 settembre 1935)

Universalmente riconosciuto come il maggior filologo classico della sua generazione, a partire dai primi anni del ’900 si dedicò ai papiri con acquisti e scavi, promuovendo la nascita della papirologia italiana. Alla sua iniziativa si devono l’istituzione della “Società italiana per la ricerca dei papiri greci e latini in Egitto” (1908) e, in seguito, dell’Istituto Papirologico, costituitosi in seno all’Università degli Studi di Firenze (1928) e di cui fu primo direttore, fino alla sua morte. Fra i suoi innumerevoli contributi spiccano i 3 volumi dei P.Flor., i primi 11 volumi di Papiri della Società Italiana (PSI), editi dal 1912 al 1935, e magistrali edizioni di importanti testi apparse in altre sedi, come le diegheseis di Callimaco, rinvenute a Tebtynis nel 1934, o il rotolo di Favorino.

Fautore di scavi in Egitto per il reperimento di papiri fin dal primo cantiere aperto a Hermoupolis nel 1903 sotto la direzione di Ernesto Schiaparelli, fu titolare della concessione degli scavi a Tebtynis dal 1928 fino al 1931; anche negli anni successivi, quando la concessione passò alla Missione Archeologica Italiana (MAI) diretta da Carlo Anti, Vitelli garantì il supporto economico dell’Istituto Papirologico alla MAI. Inserì fra i testi pubblicati nel volume X dei PSI (1932) le edizioni di un gruppo di 23 papiri greci appartenenti al “deposito” del tempio e venuti alla luce durante la campagna del 1931 a Tebtynis. L’anno successivo appoggiò la scelta di Giuseppe Botti come collaboratore di riferimento per il materiale in lingua egiziana, e nel 1933 gli affidò le valigie contenenti le migliaia di frammenti rinvenuti nelle due cantine del Tempio in vista del loro restauro e studio.

Biografia

(Aså, 7 gennaio 1896 – Gentofte, 12 gennaio 1963)

Laureato in Filologia classica, si dedicò poi alle lingue orientali, conseguendo il dottorato in Egittologia con Hans O. Lange all’Università di Copenhagen nel 1941, dove poco più tardi divenne curatore della collezione dei Papiri Carlsberg. I primi di marzo del 1931, la collezione aveva acquistato sul mercato antiquario un lotto di frammenti da Tebtynis, subito riconosciuti come resti di una biblioteca templare. Nel 1934 vi furono i primi contatti tra Lange e Giuseppe Botti, e, accertato che i frammenti danesi e fiorentini si integravano a vicenda, ebbe inizio la lunga collaborazione di Volten con Botti. Specializzato in filologia demotica, tra le sue opere principali si annoverano le edizioni dei testi sapienziali della collezione Carlsberg (Das demotische Weisheitsbuch, Die Lehre für König Merikare und die Lehre des Königs Amenemhet), e, da Tebtynis, testi di divinazione e dal ciclo narrativo di Inaro (Demotische Traumdeutung Pap. Carlsberg XIII und XIV verso e Ägypter und Amazonen: eine demotische Erzählung des Inaros-Petubastis-Kreise). Molti dei testi ricostruiti da Volten, soprattutto quelli astronomici, astrologici e narrativi, restarono inediti alla sua morte, ma hanno costituito la base per la ripresa dei lavori sui papiri del ‘deposito’ della biblioteca templare di Tebtynis a partire dagli anni ’80 del Novecento.

Ultimo aggiornamento

23.03.2026

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