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Il Libro del Fayyum

PSI inv. I 71

Scheda Tecnica

Inventario: PSI inv. I 71

Datazione: 5 settembre 135 d.C.

Luogo di conservazione: Istituto Papirologico “G. Vitelli”, Università di Firenze.

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Contenuto: copia ieratica del Libro del Fayyum, manuale geografico-mitologico sull’omonima regione dell’Egitto.

Il Libro del Fayyum: la geografia diventa mito

 

Un testo particolarmente significativo all’interno del "deposito" della biblioteca di Tebtynis è la composizione convenzionalmente nota come Libro del Fayyum. Il titolo è moderno e deriva dal contenuto dell’opera: si tratta di una delle cosiddette “monografie cultuali” sulle province dell’Egitto, che consiste in una descrizione al contempo geografica, religiosa e mitologica della regione del Fayyum. L’opera è documentata in almeno una ventina di copie in tutto l’Egitto (in geroglifico, ieratico, e ieratico con traduzione e commenti in demotico), concentrate naturalmente nel Fayyum, segno del suo rilievo in ambito sacerdotale. A conferma di ciò, una parte el testo è documentata anche in versione monumentale nel tempio di Kom Ombo, dedicato, tra gli altri, al dio Sobek come creatore del mondo.

Il dio Sobek presiede all’incoronazione del sovrano, dal tempio tolemaico di Kom Ombo, presso Assuan

 

E proprio una copia del Libro del Fayyum era l’unico rotolo rinvenuto quasi intatto nel “deposito” della biblioteca del Tempio di Soknebtynis, lungo circa 2 metri, che Gilbert Bagnani descrive il giorno dopo la scoperta:

The main piece is the great roll, which will be some two and a half metres long when unrolled, and is written in very clear hieratic. It seems to be some kind of liturgy of Sobk, the crocodile God.

Il rotolo, restaurato da Medea Norsa, è oggi conservato all’Istituto Papirologico Vitelli come PSI inv. I 71, e fu pubblicato da Giuseppe Botti nel 1958: il testo era all’epoca completamente inedito.

La cura esecutiva del papiro fiorentino è notevole: il testo è tracciato sul recto un papiro chiaro, di alta qualità, preparato con una rigatura accurata, e presenta un’elegante grafia ieratica, assai regolare, con le consuete rubricature in rosso per titoli e passaggi di particolare rilievo. Inoltre, caso unico all’interno della biblioteca, il rotolo si conclude con un colofone che riporta il nome del copista e il giorno esatto in cui la copia fu ultimata:

Esso è giunto alla fine felicemente. Ha ricopiato questo scritto il nobile, colui che provvede al nutrimento del dio, che loda il dio nel suo giorno, il sacerdote puro che officia il culto per Sobek (…) il cui nome è Pa-Geb (Pakhebis). Egli lo ha scritto per il sommo sacerdote di Sobek-Ra e sommo sacerdote di Soknebtynis e di Geb (…) nell’anno 20 dell’imperatore Adriano, il dio Augusto, primo mese della stagione dell’inondazione, giorno 8 (= 5 settembre 135 d.C.).

 

Il testimone più celebre dell’opera è però il papiro Bulaq/Amherst/Hood, una splendida versione geroglifica riccamente illustrata, proveniente da una località imprecisata del Fayyum, i cui frammenti finirono sul mercato antiquario, acquistati poi dal Museo del Cairo, dalla Morgan Library di New York e dal Walters Art Museum di Baltimora; un’altra copia illustrata assai frammentaria era nel “deposito” di Tebtynis ed è divisa tra Firenze e Copenhagen. 

Il dio Sobek-Ra di Shedet (Arsinoe) come creatore primigenio, da un’illustrazione del papiro Bulaq/Amherst/Hood

 

Mentre le “monografie culturali” consistono spesso una lista in formato tabellare di luoghi, oggetti e alberi sacri, miti e precetti locali, il Libro del Fayyum traccia una sorta di mappa allegorica della regione, descritta o figurata a seconda delle versioni, in cui sono inseriti toponimi, peculiarità e leggende. Vi troviamo dunque, tra gli altri, il capoluogo Shedet/Arsinoe, la “terra delle piramidi”, ovvero la zona di Hawara, dove sorgeva la monumentale sepoltura di Amenemhat III, grande sovrano del Medio Regno, o il territorio all’imboccatura del Fayyum dove riposava la reliquia delle gambe del dio Osiri. Il tutto è inframmezzato con inni di lode al dio coccodrillo Sobek, spesso identificato con il dio solare nella forma di Sobek-Ra.

Il contenuto di questa “enciclopedia sacerdotale" trova paralleli in altre opere dello stesso genere, come il celebre Papiro Jumilhac, ma presenta anche molte caratteristiche uniche, poiché la provincia trattata possiede una configurazione geografica singolare. Al centro della regione si trova infatti il grande lago Moeris, alimentato dal canale del Nilo del Bahr Yūsuf. E se dunque nella concezione cosmologica tradizionale egiziana il sole emerge dalla terra all’alba e vi rientra al tramonto, compiendo durante la notte il suo viaggio nell’aldilà sotterraneo, nel Fayyum il sole sorge e tramonta nell’acqua, come non accade in nessun altro luogo dell’Egitto.

La specificità di questo ambiente naturale trova una rielaborazione teologica nel testo. Il Libro del Fayyum celebra Sobek-Ra come il creatore del cosmo dalle acque del caos liquido primigenio, il Nun. Egli naviga nel cielo durante il giorno, si immerge nel lago al tramonto, e attraversa un oltretomba singolarmente concepito come spazio acquatico, nel quale si compie il processo di rigenerazione solare. Come si dice nel testo di questa vignetta del Libro del Fayyum,  “il suo tramontare sono milioni di immersioni.

Nell’iscrizione che accompagna invece l’illustrazione presentata più sopra, il grande coccodrillo è descritto come “colui che si creò da se stesso e che emerse dal Grande Verde”, pa-yem in egiziano, termine che può riferirsi sia al mare sia, in questo caso, al lago Moeris, e da cui ha origine il toponimo arabo “Fayyum”. Qui è anche chiamato “Sobek di Shedet”, ovvero Arsinoe, il capoluogo del Fayyum e centro del culto del dio coccodrillo, a cui è dedicata l’altra mostra virtuale dell’Istituto Papirologico.

Sfruttando l’analogia tra il grande lago e l’oceano che, secondo molte cosmogonie egiziane, preesisteva al mondo, il Fayyum è celebrato quindi come il luogo stesso da cui tutto è venuto all’esistenza, ed esso è anche descritto come un immenso santuario di Sobek, che “gli dèi primordiali lo scavarono con le loro mani, e il Nun ne uscì da milioni e milioni di profondità”. La testimonianza piuttosto bizzarra di Erodoto, che nelle sue Storie riporta che il lago del Fayyum era stato scavato a mano da un re di nome Moeris, potrebbe derivare da un fraintendimento di tradizioni eziologiche egiziane.

La complessa opera, dunque, si risolve in una trasfigurazione della geografia locale in chiave cosmologica: il Fayyum diviene centro e inizio del mondo, e il suo paesaggio l’espressione concreta delle forze primordiali della creazione.

Bibliografia

 


Botti, G., La glorificazione di Sobk e del Fayyum in un papiro ieratico da Tebtynis, Copenhagen 1959. 

Beinlich, H., Das Buch vom Fayum: Zum religiösen Eigenverständnis einer ägyptischen Landschaft, Wiesbaden 1991. 

Beinlich, H., Der Mythos in seiner Landschaft. Das ägyptische Buch vom Fayum, voll. I-III, Dettelbach 2013.  

Beinlich, H., - Schulz, R., - Wieczorek, A. (edd.), Egypt’s Mysterious Book of the Faiyum, Dettelbach 2013. 

Ultimo aggiornamento

25.03.2026

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