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Un almanacco mensile riutilizzato per il Libro di Thot

PSI inv. D 94 + P.Carlsb. inv. 673 + P.Berol. inv. 14401

Scheda Tecnica

Inventario:

 PSI inv. D 94 + P.Carlsb. inv. 673 + P.Berol. inv 14401 (TM 91017)

Datazione: 54/55-65/66 d.C.

Luogo di conservazione: Firenze, Istituto Papirologico “G. Vitelli”; Copenhagen, Carlsberg papyrus collection; Berlino, Staatliche Museen.

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Contenuto: Sul recto, il papiro preserva un almanacco mensile, che doveva estendersi dal 1° anno di Nerone al 2° di Vespasiano almeno; gli almanacchi antichi elencavano le posizioni precalcolate dei 5 pianeti conosciuti (Saturno, Giove, Marte, Venere, Mercurio) nell’arco di uno o più anni, al fine di fornire i dati planetari per l’astrologia oroscopica. Le informazioni riportate in tabella seguivano l’ordine giorno, mese, abbreviazione del segno, numero di gradi entro il segno zodiacale. Sul verso, una copia del Libro di Thot.

Le pratiche astronomico - astrologiche nell'Egitto romano 

 

Le pratiche astronomico-astrologiche d’età romana costituiscono un riadattamento dell’astronomia babilonese, arrivata in Egitto intorno al III sec. a.C., che si basava sull’osservazione del cielo o sull’uso di complessi algoritmi aritmetici per predire occorrenze future dei fenomeni celesti. L'assimilazione dei concetti di astrologia e di zodiaco fu molto rapida, e già nel II sec. a.C. l’Egitto venne considerato dalle fonti classiche come la culla di questa “scienza”; secondo alcune di esse, l’astrologia poteva essere stata stata inventata da Imhotep, il leggendario architetto della prima piramide, quella a gradoni di Djoser, nell’Antico Regno.

Direttamente discendente dall’astronomia babilonese di natura matematica è l’astronomia computazionale diffusa nell’Egitto romano. Solo alla fine del II sec. a.C. cominciarono a circolare le tavole di Claudio Tolomeo, e i modelli matematici di origine babilonese furono adattati a quelli trigonometrici. Nel corso dei secoli successivi, l’astrologia babilonese ed egizia si fuse con quella di matrice greca di Tolomeo. 

Nutrito risulta il corpus dei papiri astronomico-astrologici, in lingua greca ed egiziana (prevalentemente demotica): mentre nei testi astronomici si computano le posizioni e i movimenti planetari, nei trattati astrologici si fa riferimento alle relazioni tra i corpi celesti e gli eventi umani a fini predittivi, per identificare, ad esempio, i giorni propizi o sfavorevoli allo svolgimento di una determinata attività, all’attrazione di ricchezze o buona sorte, al benessere individuale, o alle relazioni interpersonali. Vi sono poi anche manuali di astrologia generale, o universale, che si serve di occasioni astronomiche particolarmente significative, come le eclissi, per predire eventi politici, fortune e disgrazie di intere regioni o paesi, o per i sovrani; il gruppo maggiore è composto da manuali di astrologia sothiaca, basata sull'apparizione e le condizioni visibili di Sirio (Sothis per i greci), e sulla posizione delle altre stelle e pianeti al momento della sua levata eliaca. Questa stella era particolarmente importante in Egitto poiché la sua levata eliaca sull’orizzonte dopo 70 giorni di invisibilità coincideva, almeno teoricamente, con l’arrivo della piena del Nilo e l’apertura dell’anno civile.

Ulteriori testimonianze dell’astronomia e astrologia d'età romana sono le decorazioni nei soffitti astronomici di diversi templi greco-romani (tra cui il più famoso è il cosiddetto “Zodiaco circolare” dal tempio di Dendera, oggi al Louvre), e gli oroscopi. Questi ultimi, che costituiscono una categoria a sé e un fenomeno nuovo del periodo romano, sono brevi testi su papiri o ostraka che presentano la posizione dei luminari e dei pianeti rispetto ai segni zodiacali alla data di nascita, e le relative predizioni sulla durata e sugli eventi futuri della vita del richiedente. Un esempio di oroscopo personalizzato dalla collezione dell’Istituto Papirologico “G. Vitelli” è PSI inv. 3608, che registra, dopo il convenzionale augurio di buona sorte, la data e l’ora natale di un certo Heronas, nonché le posizioni planetarie al momento della sua nascita.

A sinistra, PSI inv. 3608 (oroscopo personalizzato di Heronas) © Istituto Papirologico "G. Vitelli"; a destra, il cosiddetto "zodiaco circolare" proveniente dalla cappella osiriaca est n. 2 del tempio di Dendera, oggi al Louvre (cat. E 13482, © Musée du Louvre, Licenza Creative Commons)

Il verso: il Libro di Thot

 

Il verso di PSI inv. D 94 è uno dei frammenti che restituiscono il cosiddetto Libro di Thot, una composizione in demotico che ci è giunta, incompleta, attraverso circa 30 manoscritti frammentari provenienti da contesti templari, in particolare Tebtynis, Dime ed Elefantina, databili tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C. L’opera si presenta sotto forma di un lungo dialogo didattico tra la figura di un “Maestro”, forse lo stesso Thot, dio della scrittura, della sapienza e della scienza, e un “Discepolo” designato come “mr-rḫ” (“mer rekh”,colui che ama la conoscenza” o “colui che desidera imparare”), struttura che ne rivela il carattere altamente letterario, filosofico e autoriflessivo.

Il Discepolo ambisce ad entrare nella “Casa della Vita” del tempio (istituzione che integrava funzioni di biblioteca, scriptorium e centro di formazione sacerdotale, qui chiamata “La camera dell’oscurità”) come sacerdote e scriba, e pone dunque domande al Maestro, che a sua volta lo interroga, conducendolo in un percorso iniziatico. Dal dialogo si dipana una profonda dissertazione sulla materia sacra, la sua conoscenza e la sua trasmissione all’interno dell’ambiente templare. Essa comprende riflessioni sulla pratica scribale e sulla natura del geroglifico, sulla geografia sacra dell’Egitto, su concezioni cosmologiche e dell’aldilà, sulle competenze e mansioni richieste ai sacerdoti, sulle difficoltà del lavoro scribale, nella costante ricerca della conoscenza.

Molti passaggi trattano degli aspetti creativi della scrittura in termini altamente simbolici: la difficoltà di tracciare i segni è paragonata al catturare uccelli con la rete – metafora calzante, visto l’alto numero di geroglifici che rappresentano volatili, e che la caccia avveniva tra i canneti e le piante di papiro – o a un mare in cui ci si deve immergere completamente e senza esitazione, al seminare e poi raccogliere, con la biblioteca definita “magazzino della vita”, oppure è assimilata a una “battaglia” da combattersi con una “lancia pesante” – il pennello o il calamo da scriba, che grava sulle dita dopo molte ore di lavoro?

In un’opera tanto frammentaria e complessa, la struttura regolare dell’almanacco astrologico sul recto greco del papiro qui in esame, e di altri manoscritti riutilizzati, si è rivelata determinante per il posizionamento e la ricostruzione di molti passaggi.

Il Libro di Thot, rimasto sconosciuto fino agli anni ’60 del Novecento, quando Theodore Zauzich ne avviò lo studio sui frammenti berlinesi provenienti da Tebtynis e da Dime, rappresenta dunque una delle più significative testimonianze della cultura erudita in età greco-romana, e un testo che restituisce, dalla prospettiva stessa degli scribi, le fatiche e le gratificazioni del loro lavoro. Come osserva il Maestro:

“Sono difficili, le scritture.

Facile (?), tuttavia, è trovare la loro dolcezza,

che crea giovinezza nei cuori.

L’amato (= il discepolo) è nell'oscurità totale.

Ma l'insegnamento accenderà per lui una torcia.”

 

 

Il dio Thot con la paletta da scriba, dal tempio tolemaico di Hathor a Deir el-Medina. La didascalia riporta: “Thot, due volte grande, Signore di Khemenu (Hermopolis Magna), colui che separa i due contendenti (Horus e Seth), che presiede a Hereset, signore dei geroglifici”. Licenza Creative Commons

Bibliografia

 

Bastianini, G., "Un oroscopo (PSI inv. 3608)," in G. Bastianini, W. Lapini, M. Tulli (edd.), Harmonia. Scritti di filologia classica in onore di Angelo Casanova, Firenze 2012, pp. 63-70.

Christensen, I. A., "An Unpublished Astrological Manual from the Tebtunis Temple Library A Preliminary Report," in S. Schiødt, A. Jacob, and K. Ryholt (eds.), Scientific Traditions in the Ancient Mediterranean and Near East: Joint Proceedings of the 1st and 2nd Scientific Papyri from Ancient Egypt International Conferences, May 2018, Copenhagen, and September 2019, New York, New York 2023, pp. 267–3.

Jones, A., The Study of Astronomical Papyri from Neugebauer to Today, in S. Schiødt, A. Jacob, and K. Ryholt (edd.), Scientific Traditions in the Ancient Mediterranean and Near East: Joint Proceedings of the 1st and 2nd Scientific Papyri from Ancient Egypt International Conferences, May 2018, Copenhagen, and September 2019, New York, New York 2023, pp. 253–322.

Jones, A., – Perale, M., Greek Astronomical Tables in the Papyrus Carlsberg Collection (with associated fragments from other collections), APF 58.2 (2012), pp. 308-343. 

Jasnow, R., - Zauzich, K.T.,The ancient Egyptian book of Thoth: a Demotic Discourse on Knowledge and Pendant to the Classical Hermetica, Wiesbaden 2005. 

Jasnow, R., - Zauzich, K.T.,The ancient Egyptian book of Thoth II: Revised Transliteration and Translation, New Fragments, and Material for Future Study, Wiesbaden 2021.

Ryholt, K., On the Contents and Nature of the Tebtunis Temple Library: a Status Report, in S. Lippert, M. Schentuleit (eds.), Tebtynis und Soknopaiu Nesos. Leben im römerzeitlichen Fajum. Akten des Internationalen Symposions vom 11. bis 13. Dezember in Sommerhausen bei Würzburg, Wiesbaden 2005, pp. 141-170.

Ultimo aggiornamento

27.03.2026

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