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Incensiere a forma di altare AR552

Questo incensiere è una rappresentazione in miniatura degli ‘altari a corni’ o ‘ad acroteri’, così definiti per la sorta di merlatura o i ‘tetraedri’ simili a corni a punta che ne caratterizzano la sommità. I grandi altari in pietra ‘a corni’, originari del Vicino Oriente, sono diffusi in tutta l’area mediterranea, costruiti in prossimità di templi o, talvolta, di monumenti funerari: ben noto è l’altare in pietra, alto ca. m 2,60, posto davanti alla tomba di Petosiris a Tuna el-Gebel (Hermoupolis Magna, risalente al IV-III sec. a.C. I piccoli altari-incensieri erano utilizzati in contesto domestico, e la loro diffusione non è limitata all’ambito egiziano, come dimostra, per esempio, il brucia-incenso, dello Spurlock Museum, molto simile anche nelle dimensioni (h cm 11, 7 x l cm 8,8 x L cm 7,1), proveniente da Smirne e databile tra il I e il II sec. d.C.

Screenshot 2026-05-26 alle 13-48-11Incensiere in forma di altare; Spurlock Museum of World Cultures,Urbana, Illinois, inv. 1922.01.0182.

La pratica dell'incensamento, ovvero il versare su un contenitore incandescente resine profumate (incenso, in greco λιβανωτός (libanotos), o mirra, gingidio, amomo), è attestata per il culto di molte divinità (il nome egiziano dell’incenso era, infatti, snṯr (senecher), “ciò che divinizza”, che rende divino ciò che viene toccato dal suo fumo), ma non solo. L'incensamento è attestato nei riti di purificazione prima delle assemblee pubbliche, e durante simposi e banchetti, non solo religiosi, ma anche per il semplice piacere di offrire agli ospiti un ambiente profumato. 

Caratteristico è il gesto, che prevedeva l'uso dei soli pollice, indice e medio, con cui si gettavano i grani nell'incensiere: ce lo mostrano alcune raffigurazioni, come il celebre Dittico dei Simmachi e Nicomachi, che celebra la resistenza dei riti tradizionali dopo la soppressione dei culti pagani imposta dall'imperatore Teodosio tra il 391 e il 392. La giovane raffigurata brucia incenso su un altare quadrangolare, forse per un rito in onore di Giove, vista la presenza di una quercia, a lui sacra, sullo sfondo.

Valva ‘Symmachorum’ del cd. Dittico dei Simmachi e dei Nicomachi, rilievo in avorio che rappresenta una sacerdotessa nell’atto di bruciare l’incenso per un rito pagano, insieme ad un (o una) giovane assistente. Victoria and Albert Museum, nr. cat. 212-1865.

 

Approfondimento papirologico 

I papiri documentari ci offrono alcuni termini che, pur indicando tutti un oggetto usato per bruciare l’incenso (o sostanze affini), corrispondevano, verosimilmente, a beni diversi. Con θυμιατήριον, infatti, si intendeva il vero e proprio “incensiere”, un oggetto piuttosto prezioso, per lo più di bronzo, che appare frequentemente attestato in liste di beni templari.

Un altro termine con cui si indicava un “oggetto in cui bruciare incenso” è θύϲκη. La parola ha solo 11 attestazioni, spalmate fra il I e il VI sec. d.C., che, tuttavia, sembrano confermare un uso di tipo domestico e privato. In particolare, in P.Bastianini 17, un inventario di beni databile al I-II sec. d.C., risultano elencate alcune θύϲκαι ὀϲτράκιναι, cioè alcuni “brucia-incenso di terracotta”; mentre in CPR VIII 66, un’altra lista di beni (privati o di ambito religioso?), ma ben più tarda (VI sec. d.C.), sono elencati cinque brucia-incenso, forse di forma quadrata (r. 8, θύϲκαι τετραγώνια ε); non solo, ma è piuttosto interessante notare che, in questo stesso elenco compare anche il θυμιατήριον, al r. 4, a ulteriore conferma che i due termini erano usati contemporaneamente per indicare, però, oggetti in qualche modo differenti.

Bibliografia

J.J. Coulton, Pedestals as ‘Altars’ in Roman Asia Minor, Anatolian Studies 55 (2005), pp. 127-157.

F. Dunand, Catalogue des terres cuites gréco-romaines d’Égypte, Musée du Louvre. Département des antiquités égyptiennes, Paris 1990. 

M.-Ch. Grasse (ed.), L’Égypte. Parfums d’histoire, Paris - Grasse 2003. 

S. Walker, Ancient Faces. Mummy Portraits from Roman Egypt, New York 2000.

Ultimo aggiornamento

26.05.2026

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