PSI X 1145
Scheda Tecnica
Pubblicazione: PSI X 1145 (TM 13857)
Datazione: 109-117 d.C.
Luogo di conservazione: Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana
Contenuto: Il foglio di papiro presenta 28 righi di scrittura sul recto; il verso è bianco. Il testo è quasi completo: solo parte della datazione nell’intestazione e circa 5 lettere all’inizio dei righi si sono persi in lacuna. Il documento costituisce un atto di cessione (in greco ἐκχώρησις) di un pastophorion, ossia un’abitazione riservata ai pastophoroi - membri dello staff templare - all’interno del muro di cinta (temenos) del tempio di Sobek a Tebtynis. Il contratto è stipulato tra due uomini, forse entrambi pastophoroi del tempio: il proprietario dell’edificio è Didymos alias Heraklidion, figlio di Orsenouphis, il futuro inquilino un tale Onnophris, figlio di Panesis. Il documento fu registrato presso l’ufficio notarile (grapheion) di Theogonis; sui grapheia, si veda l’approfondimento relativo.
I pastophoroi (dal greco lett. “portatori di un παστός”, forse una statua della divinità) costituivano un’associazione annessa al tempio composta da un numero fisso di membri. La funzione dei pastophoroi, erroneamente assimilata a quella dei sacerdoti esenti da obbligazioni fiscali (gli iereis apolysimoi, anch’essi in numerus clausus), consisteva originariamente in quella di guardiani del tempio – come suggerirebbe la designazione della carica in egiziano, iry-aa (ỉry-ʿȝ) “portinaio” – e di supervisori delle attività che si svolgevano nel tempio.
BGU XIII 2215, col. II 12-14, una lista di templi dall’Arsinoite d’età traianea (113/114 d.C.), ci informa che l’élite clericale del tempio di Soknebtynis a Tebtynis includeva 40 sacerdoti e 40 pastophoroi, laddove due documenti coevi registrano un numero complessivo di 50 sacerdoti (P.Tebt. II 298, r. col. I 11; PSI X 1146, 11).
Molti i dubbi sulla posizione socio-fiscale dei pastophoroi. Stando alle fonti papiracee, essi non erano esonerati dalla regolare tassazione pro capite, ma godevano di alcuni privilegi: ricevevano un’indennità giornaliera di 1/8 artaba di grano (a fronte di ¼ artaba di grano destinata ai sacerdoti), e avevano accesso alla terra iera, cioè alla terra demaniale di prerogativa esclusiva dei sacerdoti del tempio.
Statuina di terracotta rappresentante due pastophoroi. Cat. UC8786, Petrie Museum of Egyptian Archaeology, UCL, copyright CC 4.0.
I pastophoria costituivano abitazioni collocate all’interno del temenos, adiacenti al recinto murario del tempio (peribolos), e destinate ai pastophoroi (sui quali, si veda l’approfondimento specifico).
Queste strutture non avevano solo scopo residenziale, ma potevano adempiere a funzioni differenti, e forse variabili. In primo luogo, essi potevano essere utilizzati come veri e propri uffici, per il regolare svolgimento delle attività dello staff templare, oppure come magazzini per i beni alimentari o per gli oggetti d’uso nelle celebrazioni cultuali. Le campagne di scavo nel tempio di Soknebtynis hanno rivelato un caso particolarmente interessante: il ritrovamento, all’interno di uno di questi edifici, di tavolette recanti prescrizioni mediche e contenitori medicinali lignei, sembrerebbe supportare l’identificazione della struttura con la sede (abitativa o professionale) di un medico.
Planimetria dell’edificio 32. © Gallazzi 2015, p. 11
Nel tempio di Sobek a Tebtynis, sono stati riconosciuti circa 50 edifici d’epoca tolemaico-romana, che fungevano probabilmente da pastophoria. L’identificazione sarebbe suggerita dalla corrispondenza tra il numero di queste strutture e quello, riportato dalle testimonianze papiracee, dei pastophoroi specifici del tempio. A favore di questa ipotesi concorrono le similarità planimetriche di questi edifici: sebbene presentino vani in numero variabile da uno a cinque, essi sono prevalentemente costituiti da due soli ambienti, e provvisti di una cantina sotterranea.
Può essere plausibilmente identificato con un pastophorion anche l’edificio 32, le cui cantine restituirono i resti del cosiddetto “deposito” della Biblioteca del Tempio. La struttura, sita al lato nord-est del tempio, aveva base rettangolare e dimensioni esigue (m 3,30 x 6,80).
Le due cantine, dopo esser state ripulite durante la missione franco-italiana del 2015.© Gallazzi 2015, p.10
I grapheia erano uffici notarili, in età romana diffusi in tutti i maggiori insediamenti rurali dell’Arsinoite, ma attestati anche in altri nomi (e.g. l’Ossirinchite). Sottoposti alla gestione di un notaio (nomographos), essi costituivano una concessione statale, finalizzata al controllo, da parte delle autorità centrali, delle transazioni economiche concluse nei centri più periferici della provincia d’Egitto.
I grapheia rappresentavano le sedi preposte alla registrazione della documentazione contrattuale, che in tal modo acquisiva validità legale, nonché alla redazione di atti di diversa natura: cheirographa, hypomnemata, dichiarazioni giurate, petizioni, ecc. Per la loro funzione amministrativo-economica, queste strutture rimanevano sottoposte alla supervisione statale. Testimoni sono tre tipologie di registri che il notaio doveva inoltrare periodicamente agli archivi centrali: i tomoi sunkollesimoi, in cui gli originali dei contratti o copie inalterate erano incollati insieme; gli eiromena, liste di estratti dei contratti registrati; e le anagraphai, indici dei suddetti estratti.
L’ufficio notarile di Theogonis, menzionato nel nostro contratto, costituiva un grapheion condiviso con il villaggio limitrofo di Talei. Le connessioni tra quest’ufficio ed il villaggio di Tebtynis sono ulteriormente testimoniate da un gruppo di contratti redatti nel corso del I-II sec. d.C.: P.Fam.Tebt. 9; P.Mich. V 251; 287; 311; 312; SB X 10539; XII 11005.
P.Mich. V 237, un’anagraphè dall’archivio di Kronion, redatta a Tebtynis nel 43 d.C. "P.Mich.inv. 654; Recto." In the digital collection Advanced Papyrological Information System (APIS UM). https://quod.lib.umich.edu/a/apis/x-2865/654r.tif. University of Michigan Library Digital Collections.
Il documento rappresenta un bell’esempio di varietà paleografica, derivante dall’eterogeneità dello staff scribale che gravitava intorno all’istituzione del grapheion (sul quale, si veda l’approfondimento relativo). Quattro mani diverse si alternano nella scrittura.
La prima, una corsiva professionale abbellita da tratti cancellereschi ed apici ornamentali, redige il corpo del contratto (ll. 1-15), e potrebbe essere attribuita al personale scribale interno del grapheion. La seconda mano, che verga la prima sottoscrizione al contratto (ll. 19-25), ha modulo maggiore ed è più lenta e incerta (si veda ad es. l’asta tremante di iota in l. 24 διάπισ̣μα). La corredano tratti ripassati, ripetizioni, ed errori fonetici. La terza mano, piccola, posata, e caratterizzata da una certa tendenza al bilinearismo, appone la seconda sottoscrizione (ll. 25-26). Queste ultime due grafie sono di incerta attribuzione: esse potrebbero appartenere sia alle parti contraenti che ad hypographeis, vale a dire scribi professionisti chiamati a sottoscrivere in loro vece. La quarta mano, infine, si contraddistingue per il ductus estremamente veloce; essa appartiene al notaio, a cui di prassi spettava la redazione della sottoscrizione finale (ll. 26-27).

Clarysse, W., “Egyptian Temples and Priests: Graeco-Roman,” in A.B. Lloyd (ed.), A Companion to Ancient Egypt, Malden, MA 2020, pp. 274-290.
Gallazzi, C., “Umm-el-Breigât (Tebtynis) 2015: le due cantine dei papiri e i due templi di Soknebtynis,” Rendiconti 150 (2016), pp. 3-23.
Johnson, A.C., Roman Egypt to the Reign of Diocletian, Baltimore 1936, pp. 660-661 n. 401.
Langellotti, M., Village Life in Roman Egypt: Tebtunis in the First Century AD, Oxford 2020, pp. 31-55.
Rathbone, D., “A Town Full of Gods: Imagining Religious Experience in Roman Tebtunis (Egypt),” 2003, available at Berkeley: The Center for the Tebtunis Papyri.
Ultimo aggiornamento
25.03.2026